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Progetti culturali

Renee van Bavel – The Mirror of Peace

Abbazia di San Giorgio Maggiore – Benedicti Claustra Onlus

Giardino del monastero

Dal 21 maggio al 9 ottobre 2022

Ingresso gratuito / Free entry

L’artista Renee van Bavel, olandese di nascita, ma residente a Berlino, nelle sue opere tratta di tematiche quali la pace, l’umanità, la libertà e la democrazia. Ed è proprio questo che vuole trasmettere con l’opera d’arte spaziale intitolata THE MIRROR OF PEACE. Le persone vedono se stesse a grandezza naturale, e leggono: “Questo è l’aspetto che hanno le persone che vivono in pace”. Ci si rende inevitabilmente conto che la pace non è una cosa ovvia. 

La presentazione di Renee van Bavel con THE MIRROR OF PEACE in occasione della 59. Biennale d’Arte di Venezia è un progetto della Draiflessen Collection in collaborazione con l’Abbazia di San Giorgio Maggiore – Benedicti Claustra Onlus. 

La Draiflessen Collection è una collezione privata aperta al pubblico che si focalizza su temi di attualità rilevanti per tante persone diverse, muovendosi tra aree conflittuali, come per esempio tradizione e futuro, religione e dubbio, confini e libertà, realtà e finzione.

La Benedicti Claustra Onlus nasce dalla volontà dei monaci benedettini di promuovere e sostenere, con attività di collaborazione, progetti per lo sviluppo dell’arte e della ricerca artistica, da sempre canali privilegiati per l’evangelizzazione e la crescita di un autentico umanesimo. È un grande onore presentare THE MIRROR OF PEACE nel giardino del monastero nell’ambito delle attività culturali della Benedicti Claustra Onlus.

In her work, the Berlin-based Dutch artist Renee van Bavel deals with the themes of peace, humanity, freedom, and democracy. By using various art forms, she initiates ways to approach and experience these topics at a personal level, as is emphatically shown in her space-encompassing work of art THE MIRROR OF PEACE. The viewers see themselves reflected in full size and read a text saying: “This is what people living in peace look like.” It becomes instantly clear that a life lived in peace cannot be taken for granted, and that we must act consciously—every day—to preserve this peace.

The presentation of Renee van Bavel and THE MIRROR OF PEACE on the occasion of the 59. Venice Art Biennale is a project by the Draiflessen Collection in collaboration with Abbazia di San Giorgio Maggiore – Benedicti Claustra Onlus.

The Draiflessen Collection is a privately initiated, publicly presented collection which focuses on topics that hold current relevance for many different people, ones that cover dynamic areas related to, among others, tradition and future, belief and doubt, borders and freedom, reality and fiction. 

The Benedicti Claustra Onlus was born of the desire of the Benedictine monks to promote and support, through collaborative activities, projects for the development of art and artistic research, which have always been privileged channels for evangelization and the growth of an authentic humanism. It is a great honor to present THE MIRROR OF PEACE in the monastery garden as part of the cultural activities of Benedicti Claustra Onlus. 

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Giampaolo Babetto – Segno e Luce

ABBAZIA DI SAN GIORGIO MAGGIORE -BENEDICTI CLAUSTRA ONLUS 

Rivelazioni in Coro 2022

Venezia Basilica di San Giorgio Maggiore

Fino al 1 maggio 2022

Mostra a cura di Andrea Nante e Carmelo Grass

Cartella Stampa ed immagini: www.studioesseci.net

“Giampaolo Babetto. Segno e Luce”, allestita nel Coro Maggiore e in Basilica di San Giorgio Maggiore, si potrà ammirare sino al primo maggio. 

La proroga della mostra, la cui chiusura era prevista per il 3 aprile, è stata decisa dai monaci benedettini in ragione dell’interesse che le opere del maestro padovano hanno riscosso in questi primi mesi di mostra.

L’esposizione, a cura di Andrea Nante e Carmelo Grasso, nasce dalla sensibilità dell’artista e su invito dell’abate Stefano Visintin o.s.b. e dei monaci benedettini che da anni, nell’ambito delle attività culturali della Benedicti Claustra, ramo onlus della comunità monastica, accolgono installazioni e interventi di arte contemporanea dei più noti artisti internazionali (Anish Kapoor, John Pawson, Jaume Plensa, Michelangelo Pistoletto, Sean Scully, Not Vital). 

In questa mostra Giampaolo Babetto affronta il tema del sacro. E lo fa ricorrendo a diversissime tecniche e materiali, dalle incisioni alle sue celebre opere in metallo, al vetro, al legno. Le sue opere e le sue istallazioni stupiscono e affascinano i visitatori per l’originalità creativa e per la maestria tecnica che danno loro vita.  Entrano in singolare simbiosi con i maestosi arredi del Coro Maggiore, capolavori  del fiammingo Albert van den Brulle e con gli altri spazi della magnifica opera di Andrea Palladio.

Organizzatori: Abbazia di San Giorgio – Benedici Claustra onlus, con la collaborazione di Caterina Tognon arte contemporanea – vetro contemporaneo (Venezia)

Curatori: Andrea Nante (storico dell’arte e direttore Museo Diocesano di Padova) e Carmelo Grasso (direttore e curatore istituzionale Benedicti Claustra onlus)

Catalogo: Edito da Abbazia di San Giorgio Maggiore Benedicti Claustra onlus

ingresso gratuito

Ufficio Stampa: Studio ESSECI-Sergio Campagnolo, Padova tel. 049.663499 simone@studioesseci.net  (Simone Raddi)

Cartella Stampa ed immagini: www.studioesseci.net

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2021 – THE MAJLIS

Evento Collaterale della 17. Mostra Internazionale di Architettura- La Biennale di Venezia

Dal 22/05/2021 al 21/11/2021
Dal martedì alla domenica dalle 11.00 alle 18.00. Ultimo ingresso 17.30
Chiuso il lunedì.
http://caravane.earth

From 22 May- 21 November 2021
From Tuesday to Sunday, closed on Mondays
11 AM to 6 PM, last entry 5.30 PM
http://caravane.earth

La Caravane Earth Foundation, nell’ambito delle attività culturali di Benedicti Claustra Onlus dell’Abbazia di San Giorgio Maggiore, presenta il Majlis. Progettato dai pionieri del materiale naturale Simon Velélez e Stefana Simic in Colombia, in collaborazione con Ahmed Chmiti e la Cooperativa tessitrici di Bejaad in Marocco, il Majlis è situato nel giardino del monastero benedettino, grazie a un progetto appositamente pensato dall’architetto paesaggista Todd Longstaffe-Gowan. Ispirato all’architettura nomade, il Majlis è fatto di bambù, il materiale da costruzione più rinnovabile sulla terra, e avvolto da tessuti fatti a mano nella catena dell’Atlante in Marocco. Nel Majlis, antiche tradizioni costruttive sono integrate dalle più recenti tecnologie di costruzione, consentendo a forme antiche di prosperare in un contesto contemporaneo.

Nel 2015, il majlis è stato inserito nell’elenco rappresentativo del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO come spazio sociale e culturale : “I majlis sono ‘luoghi in cui ci si siede’ dove i membri della comunità si riuniscono per discutere eventi e temi locali, risolvere problemi, scambiare notizie, ricevere ospiti, socializzare ed essere intrattenuti”. A Venezia, Il Majlis è uno spazio di racconti, simposi e scambio fra est e ovest, nell’intento di riflettere sul tema della 17. Mostra Internazionaledi Architettura, ovvero la domanda posta dal curatore Hashim Sarkis: How will we live together?

L’installazione del majlis e la mostra esplorano l’attento reperimento dei materiali, i processi etici di produzione e mettono in evidenza le competenze degli artigiani contemporanei, contestualizzando nel contempo il majlis nella storia attraverso manufatti e opere d’arte. Il programma degli eventi legati al Majlis, che porta a Venezia pensatori ed esperti internazionali provenienti da un’ampia varietà di background, affronta il tema della Biennale e lo scopo fondamentale dell’attività di Caravane Earth Foundation: il rafforzamento delle comunità locali attraverso la rinascita dell’artigianato e dell’architettura popolare, e la rivitalizzazione delle risorse naturali e degli ecosistemi locali.

“La tua casa è il tuo corpo più grande. Cresce nel sole e dorme nel silenzio della notte; e non è priva di sogni”.
Khalil Gibran

Curata da Thierry Morel.

Caravane Earth Foundation, within the cultural activities of the Benedicti Claustra Onlus, the non-profit branch of the Abbazia di San Giorgio Maggiore, presents the Majlis. Designed by natural material pioneers Simon Velez and Stefana Simic in Colombia, in collaboration with Ahmed Chmiti and the Boujad Women’s Weaving Collective in Morocco, the Majlis is situated in the garden of the Benedictine monastery with a new project created on purpose by landscape architect Todd Longstaffe-Gowan. Inspired by nomadic architecture, the Majlis is made from bamboo, the most renewable building material on earth, and shrouded in textiles handwoven in the Atlas Mountains of Morocco. In the majlis, ancient building traditions are complemented by the latest construction technologies, allowing age-old forms to flourish in a contemporary context.

In 2015, the majlis was added to UNESCO’s Representative List of the Intangible Cultural Heritage of Humanity as a social and cultural space: “Majlis are ‘sitting places’ where community members gather to discuss local events and issues, resolve problems, exchange news, receive guests, socialise, and be entertained”. In Venice, the Majlis is a space for storytelling, symposia, and exchange between East and West, all in an effort to reflect on the theme of the 17th International Architecture Exhibition, the question posed by Biennale curator Hashim Sarkis: How will we live together?

The Majlis installation and exhibition explore the careful sourcing of materials, ethical processes of production, and feature the expertise of contemporary craftspeople, while contextualising the majlis in history through artefacts and art works. The Majlis events programme brings to Venice international thinkers and experts from a wide variety of backgrounds, addressing the Biennale theme and the ultimate purpose of Caravane Earth Foundation’s activity: the empowerment of local communities by reviving artisanship and vernacular architecture, and the revitalisation of local natural resources and ecosystems.

“Your house is your larger body. It grows in the sun and sleeps in the stillness of the night; and it is not dreamless”
Khalil Gibran

Curated by Thierry Morel.

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2021 – NOT VITAL. SCARCH

Evento Collaterale della 17. Mostra Internazionale di Architettura- La Biennale di Venezia

Dal 22/05/2021 al 21/11/2021
Dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 18.00
Chiuso il lunedì

House to Watch the Sunset. Foto di Eric Powell

Not Vital è un artista svizzero che dagli anni Settanta viaggia, espone e vive tra Stati Uniti, Niger, Italia, Brasile e Cina. Determinante nella pratica di Vital è l’esplorazione del contesto spaziale e socioculturale dei luoghi in cui vive e lavora. Collaborando con artigiani locali e attingendo ai materiali della zona, realizza progetti site-specific in aree remote, spesso difficili da raggiungere.

Nel 2009, Vital coniò il termine “SCARCH”, una fusione delle parole scultura e architettura. Gli edifici che Vital riconduce a questo neologismo aderiscono al formalismo ed esistono primariamente per svolgere un’unica funzione- poetica e trascendentale- quale la contemplazione del tramonto o del cielo notturno. Fondamentale per le sue strutture è il modo in cui ci permettono di osservare il mondo.

Il fulcro della mostra presso l’Abbazia di San Giorgio Maggiore è un’iterazione di House to Watch the Sunset, progetto realizzato nel 2005 in Niger, dove costruì anche Makaranta (2003), una scuola coranica per i bambini di Agadez a forma di piramide. Come Makaranta, House to Watch the Sunset fu realizzata con la comunità locale impiegando l’argilla rossa del Niger. L’edificio, alto 13 metri, è composto da 3 piani ognuno delle dimensioni di 3×3 metri e ciascuno accessibile da una scala esterna.

House to Watch the Sunset è diventata un progetto globale: in ciascun continente è stata costruita una struttura avente come unico scopo la contemplazione del tramonto. Mentre i materiali sono specifici del luogo, la forma e le dimensioni sono le stesse ovunque.

Nella Basilica di San Giorgio, i visitatori incontrano la quinta e conclusiva iterazione del progetto globale di Vital. Realizzata in alluminio da artigiani italiani, la struttura è leggermente riflettente e dialoga con l’architettura rinascimentale della chiesa benedettina del XVI secolo opera di Andrea Palladio. In accordo con i monaci di San Giorgio, l’artista ha deciso di orientare l’opera verso est per facilitare la contemplazione del sole nascente – simbolo di Cristo – verso cui le chiese sono tradizionalmente rivolte. L’orientamento dell’opera la mette in dialogo con il tabernacolo, fulcro liturgico e spirituale dello spazio architettonico, e al tempo stesso le permette di diventare una House to Watch the Sunrise.

La mostra include altre sei opere, tutte in rapporto con l’Abbazia di San Giorgio e la città di Venezia. Dall’arte pittorica a quella scultorea, fino all’installazione, questi lavori testimoniano la pratica poliedrica dell’artista.

GIORGIA VON ALBERTINI

From 22 May- 21 November 2021
From Tuesday to Sunday, closed on Mondays
10 AM to 6 PM

Not Vital is a Swiss artist who has travelled and exhibited widely since the 1970s, living between the United States, Niger, Italy, Brazil, and China. Central to Vital’s practice is an exploration of the spatial and sociocultural backdop of his homes and workplaces.  Collaborating with local craftpeople and sourcing regional production, he realises site-specific projects in remote areas that are often hard to reach.

In 2209, Vital coined the term “SCARCH”, a conflation of the two words sculpture and architecture. The buildings Vital  subsumes under his neologism are formalistic and exist primarily to fill one single- usually poetic and transcendental- purpose, such as the contemplation of the sunset or the night sky. Crucial to his built structures are not the comforts of home or the way in which we might live in them, but rather the way in which they enable us to look at the world.

The centrepiece of Vital’s exhibition at the Abbey of San Giorgio is an iteration of House to Watch the Sunset. Vital first realised this project in Niger in 2005, where he also built Makaranta (2003), a Koranic schhol for the children of Agadez which is shaped like a pyramid and accomodates up to 500 children. Like Makaranta, House to Watch the Sunset was materialised in close collaboration with the local community and sourcing the reddish clay of Niger. The building is 13 meters high and has three storeys, each measuring 3×3 meters and each accessed via an outdoor staircase.

Shortly after finishing this modernist yet archaic structure in Niger, Vital declared that House to Watch the Sunset would become a global project: on each continent, a structure would be built for the sole purpose of contemplating the sunset. While the materials of the building would always be site-specific , the form and dimensions would be the same at each location.

Within the Basilica of San Giorgio, visitors encounter the fifth and final iteration of Vital’s global project. Materialised in aluminium by specialised Italian craftspeople, the structure is slightly reflective and thus in dialogue with the Renaissance architecture of San Giorgio, a sixteenth-century Benedictine church designed by Palladio.  In exchange with the monks of San Giorgio, the artist decided to orient the work towards east, in order for it to also facilitate the contemplation of the rising sun- the symbol of Christ- which the churches traditionally face. The work’s orientation towards the east puts it in dialogue with the tabernacle, the liturgical and spiritual fulcrum of nthe architectural space, and thus also enables it to become a House to Watch the Sunrise.

Apart from House to Watch the Sunset, Vital’s exhibition also includes six other works, all conceptualised in reaction to the Abbey of San Giorgio and the city of Venice. Ranging from painting to sculpture and installation art, these works testify to the artist’s multifaceted practice.

GIORGIA VON ALBERTINI

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HUMAN di Sean Scully

“Il mio lavoro è un tentativo di liberare lo spirito”
Sean Scully

Sean Scully presenta Human: una mostra di oltre quaranta lavori recenti e opere inedite presso la Basilica di San Giorgio Maggiore, a Venezia. Nell’ambito delle attività culturali della Benedicti Claustra onlus, i monaci benedettini promuovono il dialogo tra la Chiesa e gli artisti contemporanei.

Il celebre artista di origini irlandesi, esponente dell’astrattismo, ha realizzato una nuova serie di sculture, dipinti, vetrate e opere su carta ispirate all’Abbazia di San Giorgio Maggiore, alle sue vaste collezioni di manoscritti miniati e alla chiesa benedettina del XVI secolo.

Stimolato da questo luogo di culto e contemplazione, Scully ha realizzato un nuovo importante lavoro: a ispirarlo è stata la vasta collezione di manoscritti miniati medievali custoditi nella basilica, che l’artista ha avuto modo di studiare e osservare a lungo.  Negli ultimi otto mesi, ha lavorato assiduamente a un suo manoscritto, composto da pagine realizzate a mano: il risultato sono testi scritti di suo pugno, ai quali si affiancano dipinti e disegni estremamente dettagliati. L’opera Illuminated Manuscript  è esposta sul badalone del coro maggiore, dietro l’altare, dove i monaci ogni giorno si riuniscono in preghiera.

Sotto alla cupola centrale è collocata Opulent Ascension, una nuova scultura dall’altezza sbalorditiva. Realizzata con telai impilati, ciascuno dei quali avvolto in strati di feltro dai toni intensi e variegati, la scultura si erge per dieci metri come un’intricata scala di Giacobbe, guidando l’occhio e lo spirito verso l’oculo e oltre, fino al Paradiso. Configurandosi come l’opera più alta in assoluto nella carriera di Scully, Opulent Ascension rappresenta un principio cardine per l’artista: la convinzione che il suo lavoro possa fungere da trait d’union tra il mondo fisico (quello che possiamo vedere) e il mondo trascendente (quello al quale aspira l’anima). Nel 2009, Scully scrisse: “Voglio mettere in scena il viaggio dalla dimensione spirituale a quella fisica, e viceversa”.

Nei giardini dell’abbazia e negli edifici adiacenti i visitatori scopriranno una serie di opere entusiasmanti che rispecchiano la visione unica e stimolante dell’artista: dai trittici pittorici ai “paesaggi dell’anima”, fino a una sala dedicata alle sillabe morbide dei suoi sublimi pastelli su carta.

I dipinti della serie Landline – opera recente, ma già acclamatissima – decorano lo spazio al piano terreno della famosa e nota “Manica Lunga” che i monaci hanno ribattezzato “Officina dell’Arte Spirituale”, all’interno di questo suggestivo spazio le opere invitano i visitatori a scavare nel loro io più profondo. In mezzo a queste opere prevalentemente astratte, assumono particolare rilevanza i tre ritratti della nuova serie intitolata Madonna. Si tratta di un trittico pionieristico, nato da un impulso irresistibile per Scully: tornare all’arte figurativa dopo essersene allontanato cinquant’anni fa. Un’ulteriore prova del carattere eterogeneo di questa mostra, destinata a lasciare un segno indelebile.

Prima di uscire, i visitatori si imbattono in Arles-Abend-Vincent 2, trittico intenso e radioso i cui pannelli pulsano di blu crepuscolari, ori bizantini, rossi scuri e neri lucenti. Qui l’interpretazione è duplice: il titolo e la sfrontata tavolozza alludono al carattere introspettivo di Vincent Van Gogh, figura importantissima per Scully, mentre l’imitazione del trittico – struttura religiosa per antonomasia – e la sua esposizione all’interno di San Giorgio simboleggiano il potere della reinterpretazione. È difficile non vedere nel dipinto (nella sua veste singola e triplice) un riverbero del misterioso calcolo alla base della Santissima Trinità.

La mostra è curata da Javier Molins. Tutte le opere esposte verranno raccolte in un catalogo illustrato.

Contatto per la stampa:

Amanda Mead

Brunswick Arts

+44 (0)20 7936 1290
seanscully@brunswickgroup.com

Il curatore della mostra Javier Molins e l’abate Norberto Villa
Sean Scully

Pubblichiamo di seguito un articolo sulla mostra HUMAN del Wall Street Journal e un’intervista a Sean Scully realizzata dalla galleria Blain Southern

Spirito e umanità. Sean Scully a Venezia

Articolo ARTRIBUNE

L’abbazia di San Giorgio Maggiore, a Venezia, ospita, fino al 13 ottobre 2019, l’intervento site specific di Sean Scully, un percorso a colori tra dimensione spirituale e fisica.

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Linda Karshan – Equilibrio

Il padre abate Norberto Villa e la comunità benedettina di San Giorgio Maggiore sono lieti di presentare la mostra Equilibrio – Art, Architecture and Sacred Geometry in conversation dell’artista Linda Karshan.

L’inaugurazione si terrà sabato 25 agosto alle ore 18:00 all’interno della Basilica di San Giorgio Maggiore

La mostra sarà visitabile dal lunedì al sabato con orario 10:00 – 19:00 e resterà chiusa la domenica tranne nei giorni 26 agosto e 7 ottobre.

Linda Karshan Studio – website (EN)

Brochure mostra Equilibrio – Linda Karshan

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Nicola Samorì – Petrae Fidei

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Berlinde De Bruyckere – City of Refuge III

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Progetti culturali

ONE AND ONE MAKES THREE, Michelangelo Pistoletto

La Benedicti Claustra Onlus – Abbazia di San Giorgio Maggiore in collaborazione con la Associazione Arte Continua nel contesto degli Eventi Collaterali della 57. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia è lieta di presentare la mostra di uno degli artisti italiani più rappresentativi a livello internazionale, Michelangelo Pistoletto. Il progetto è realizzato grazie al supporto di Galleria Continua.

Figura chiave nello sviluppo dell’arte concettuale e protagonista del movimento Arte Povera, Michelangelo Pistoletto ha attraversato l’arte della seconda metà del Novecento, scrivendone una pagina storica e riportando l’Italia creatia al centro della scena.

Questa mostra concepita per la Basilica di San Giorgio Maggiore e per gli spazi adiacenti, la sacrestia, il coro maggiore, la Sala del Capitolo e l’Officina dell’Arte Spirituale s’impone come riflessione che investe direttamente il destino dell’uomo e l’urgente necessità di un cambiamento sociale.

Secondo Michelangelo Pistoletto il processo evolutivo della società umana è giunto ad un livello che chiede l’assunizione della massima responsabilità e impegno. Nell’ opera Il Tempo del Giudizio esposta nella Sala del Cpitolo, le quattro religioni più diffuse nel mondo – Cristianesimo, Buddismo, Islamismo, Ebraismo – sono indotte a riflettere ciascuna su se stessa, come momento di radicale auto – confessione. Ciascuna religione è rappresentata da un elemento simbolico posto davanti a uno specchio: una statua di Buddha, un tappeto per la preghiera rivolto verso la Mecca, un inginocchiatoio. Fa eccezione l’Ebraismo che si presenta come specchi a forma di tavole della legge.

“L’arte assume la religione vuol dire che l’arte fa dichiaratamente propria quella parte rappresentata dalle strutture che amministrano il pensiero (come la religione). Questo non per sostituirsi ad esse ma per sostituire ad esse un diverso sistema di interpretazione destinato ad estendere nella gente la capacità di esercitare autonomamente le funzioni del pensiero”, dichiara l’artista.

L’esposizione offre una sintesi del percorso artistico del Maestro, dai suoi esordi fino ai giorni nostri. La selezione di opere esposte include tanto i lavori storici più rappresentativi dell’inizio dell’attività artistica di Pistoletto (1960), quanto le opere più recenti (2017). Ciascuna di queste opere contiene in sé la propria storia e la propria attualità, in un continuum spazio-temporale che non consente scissioni o fratture improvvise. La mostra parte dalla serie di autoritratti su tela del periodo giovanile, in cui l’artista si interroga sulla ricerca di una propria dimensione e di un proprio spazio

“(…) Vedendo Bacon ho percepito che il mio problema, il mio dramma erano già lì, dichiarati, di un uomo alla ricerca della propria dimensione e del proprio spazio, una gabbia di vetro impenetrabile, in cui l’uomo viveva in uno stato talmente drammatico da essere soffocato, da non aver voce e spazio. Era un uomo bloccato, braccato, malato, distrutto, angosciato, splendidamente dipinto ma, in questo stato, terribilmente isolato (…). Ho continuato la mia ricerca, condensando proprio il mio lavoro sull’uomo, ma cercando di fare il contrario di Bacon: togliere tutta l’espressione e tutto il movimento dalle figure, così da raffreddare la drammaticità”.

Il percorso continua poi fino ad arrivare allo specchio, che rappresenta per l’artista la ricerca della propria identità.

“Chi sono? Cosa sono?”, Come posso attraverso l’Arte identificare la mia esistenza? Poiché provengo da una cultura artistica totalmente raffigurativa, ho assunto la mia persona come immagine da identificare. Per far questo ho utilizzato il metodo dell’autoritratto, che richiede l’uso dello specchio. L’immagine di me stesso, ritratta a dimensione naturale, è rimasta fissa nel quadro, mentre il fondo che la circonda è diventato specchio. Nello specchio divenuto opera d’arte è entrato il mondo, quindi il mio autoritratto è diventato l’autoritratto del mondo.”

Michelangelo Pistoletto attraverso di sé scopre l’altro da sé. L’identità della propria immagine fissata corrisponde all’identità di qualsiasi altra persona, lo spazio virtuale della superficie specchiante apre una porta che mette in comunicazione arte e vita.

In mostra anche una serie di recenti quadri specchianti che ritraggono Cuba e il suo popolo:

“(…) partire da Cuba per sviluppare una nuova idea di politica. Questo è il mio pensiero. Da Cuba, in un momento di pressione e crisi sociale globale si può avviare un inedito modo di fare politica. Cuba non deve cedere all’unico modello che guida il mondo, visti i risultati attuali. Possiamo trasformare il mondo partendo da Cuba: è un terreno fertile per la sperimentazione, l’innovazione è il cambiamento. Noi siamo qui per questo (…).

A Cuba si è consolidata una piattaforma culturale, artistica e scientifica sulla quale si può generare e far crescere una politica che porti al rinnovamento dell’intera società.” (Michelangelo Pistoletto, maggio 2015, La Habana, Cuba).

Questa mostra mette in luce la genesi dell’opera di Pistoletto e dell’immagine come identificazione fenomenologica dello spaziotempo, accompagnandoci fino alle opere più recenti dove, oltre che con l’immagine, Michelangelo Pistoletto continua a lavorare con l’immaginazione. Attraverso di essa, l’artista propone di configurare lo scenario che si apre verso il futuro, lasciando ancora una volta aperto quel flusso “tridinamico” del tempo che include inevitabilmente passato, presente e futuro.

Scheda tecnica

Titolo della mostra: MICHELANGELO PISTOLETTO One and One makes Three
A cura di: Lorenzo Fiaschi
Promotore: Associazione Arte Continua in collaborazione con Abbazia di San Giorgio Maggiore – Benedicti Claustra Onlus con il supporto di GALLERIA CONTINUA San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Haban
Apertura al pubblico: dal 10 maggio al 26 novembre 2017
Sede espositiva ed orari: Abbazia di San Giorgio Maggiore e Officina dell’Arte Spirituale, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia; 10/11/12 maggio 10.00 – 20.00. Dal 13 maggio Mar-Sab: 10.00 – 18.00 | Dom: 14.00 – 18.00. Linea Actv 2 con fermata San Giorgio 3 minuti da S. Zaccaria Piazza S. Marco. Ingresso libero
Per informazioni: GALLERIA CONTINUA, Via del Castello 11 53037 San Gimignano (SI), Italy Tel +39.0577.943134 |
Fax +39.0577.940484 | www.galleriacontinua.com
Ufficio Stampa: Silvia Pichini | press@galleriacontinua.com, mob. +39 347 45 36 136

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Progetti culturali

Antonio Girbés – Refugios

Nell’ambito delle attività culturali di Benedicti Claustra Onlus e in concomitanza con la Biennale di Architettura di Venezia 2016, l’artista spagnolo Antonio Girbés presenta nello spazio dell’Officina dell’Arte Spirituale dell’Abbazia di San Giorgio Maggiore, il progetto espositivo REFUGIOS, un’installazione site-specific formata da tredici opere di grande formato.

Date: 29 maggio > 31 agosto 2016  h10 > 18, chiuso lunedì (eccetto lunedì 30 maggio)

Vernissage: sabato 28 maggio h.18.30

Indirizzo: Officina dell’Arte Spirituale – Isola di San Giorgio Maggiore – Venezia

Vaporetto linea 2

www.abbaziasangiorgio.it

www.antoniogirbes.es

abbazia@abbaziasangiorgio.it

Instagram #antoniogirbes #abbaziasangiorgiomaggiore

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Progetti culturali

Jaume Plensa – Together

In occasione della 56. Esposizione internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia, uno dei luoghi più celebrati di Venezia, la Basilica di San Giorgio Maggiore, ospiterà Together, una mostra di rilievo delle nuove opere dell’artista spagnolo Jaume Plensa. Plensa (Spagna, nato 1955) è uno dei maggiori artisti di fama mondiale a lavorare in spazi artistici pubblici, con opere permanenti in tutto il mondo, tra cui la Crown Fountain (Chicago), Echo (Seattle), Breathing (Londra) e Roots (Tokyo). Curatore della mostra è Clare Lilley, Direttore del Programma presso lo Yorkshire Sculpture Park.

Per quattrocento anni la Basilica di San Giorgio Maggiore è stata un luogo di culto, comunicazione e meditazione, in cui la profonda architettura del Palladio crea un ambiente contemplativo e che induce alla calma. La risposta di Plensa a questo spazio così pregno è rappresentata da Together; una conversazione tra due sculture: una mano sospesa sotto la cupola con l’altare che fa da sfondo, e la testa situata nella navata. Collocata lungo l’asse principale est-ovest dell’edificio l’opera crea una linea ideale lungo la quale si sviluppa un discorso spiritual e intellettuale che evoca emozioni e cerca un contatto intuitivo con i visitatori. Le opera di Plensa, che parla cinque lingue e conduce una vita nomade che lo porta a girare il mondo, riflettono il desiderio di infrangere le barriere. La fusione delle differenze è rappresenta il centro delle sue opere, qui ulteriormente sottolineato dall’installazione di disegni meticolosi e da un gruppo di cinque ritratti in alabastro nella contigua Officina dell’Arte Spirituale situata a 300 metri 2 dall’ingresso alla Basilica sull’estremo settentrionale dell’isola. Immerse nell’oscurità e illuminate per rivelare la loro luminosa opacità, le sculture sono state realizzate utilizzando scansioni elaborate di ragazze vere; scelte perché, come i nomadi, hanno viaggiato, si sono stabilite e hanno viaggiato di nuovo. Sono state scelte anche perché adolescenti sul punto di partire e arrivare, le cui potenzialità, come quelle di tutta l’umanità, splendono in modo così vivace.

Le sculture di Plensa fanno riferimento alla tradizione giudaico-cristiana, ma al tempo stesso sono collegate, con maggior respiro, alla storia dell’uomo, in cui la creazione dell’arte ha risposto a finalità sociali e che è possibile vedere nell’evoluzione della storia e della geografia: a partire dal Paleolitico Superiore Croato, con incisioni che risalgono a 26.000 anni fa; in eleganti e affusolate mani incise nella pietra dall’Egitto del 1300 a.C. Per questa ragione, ma non solo, le forme di Plensa entrano in contatto con le persone e le accolgono nella Basilica. Realizzate in acciaio inossidabile che distilla e la diffonde luce, la mano e la testa di Plensa sembrano essere una nebbiolina che cambia di aspetto e che attira e cattura lo sguardo attento. La mano aperta e che crea un gesto è formata con i caratteri di otto lingue e racconta l’incontro di popoli e tradizioni. Allo stesso modo il volto di Nuria racconta la diversità; il soggetto è la figlia di un amico cinese di Barcellona, che nonostante la giovane età ha già attraversato molti confini. Clare Lilley, curatore, ha così commentato:

“le installazioni di Plensa per l’Isola di San Giorgio Maggiore sono una testimonianza della sua percezione acuta dello spazio e della scala. Le sue sculture non si impongono su questi spazi storici; piuttosto ne catturano e riflettono la luce e le ombre reali interne per comunicare con una lingua metaforica. Entrambe colpiscono l’occhio e sono intime, attirano la nostra attenzione su un mondo in cui la migrazione e la differenza sfidano i comportamenti civilizzati in questo luogo, che per secoli ha accolto viaggiatori da tutto il mondo, le opere di Plensa uniscono persone di fedi diverse e chi non crede.”

In collaborazione con l’Abbazia di San Giorgio, nell’ambito delle attività culturali della Benedicti Claustra Onlus, Together mira a promuovere gli sforzi della comunità Benedettina volti a sviluppare una serie di progetti di restauro del complesso monumento palladiano di San Giorgio Maggiore. Ispirato agli elementi testuali del corpus delle opera di Plensa, il progetto ha contribuito con una generosa donazione al restauro di alcuni corali miniati dell’abbazia del XV e del XVI, fin ora troppo delicati per poter essere studiati ed esposti al pubblico. Durante tutto il periodo della mostra un corale miniato sarà esposto sul leggio del badalone del coro maggiore.Carmelo Grasso, direttore della Benedicti Claustra Onlus, ha così commentato:

Durante tutto il periodo della mostra un corale miniato dell’Abbazia di San Giorgio Maggiore, strumento liturgico della preghiera e del dialogo spirituale che in passato i monaci utilizzavano quotidianamente per la preghiera comunitaria, verrà posto sul leggio del badalone del coro dietro l’altare maggiore, un contributo della comunità benedettina per rafforzare il senso dello stare insieme, del dialogo intellettuale/spirituale tra la mano, la testa e chiunque voglia entrare in relazione con l’opera dell’artista e la grande basilica Palladiana.

La mostra Together è sostenuta dalla Richard Gray Gallery e dalla Galerie Lelong.

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